Da "I VIALI DELLA MENTE" di Aldo Vito Barbagallo la pagina di poesia dedicata all'Amico Giulio
Lieve e poi solenne si muove la sonata il flusso di note permea le
sensibilità disponibili provoca ripetuti tuffi nell’interiorità nascosta
quasi come parlare con il grande vecchio
che narra episodi in cui l’uomo assume significato per quello che è realmente
non in funzione della crescita esponenziale
del suo conto in banca e ancora discorsi su
ciò che vale e si insinua tra le note delicate e fragili il monotono suono del
mitra mille esecuzioni in nome di verità discutibili ognuno con la propria su
per le valli gli anfratti della val
camonica con dietro e accanto un drappello di irregolari in quel triste inverno
del 43 trovare un senso nel mettere a repentaglio la propria vita questo mi
viene in mente di te giulio vascello
antico e solenne sopravvissuto a mille tempeste con ancora in cuore dritte e
distinte le coordinate del tuo essere la libertà cui a nessun costo si può
rinunciare l’affratellamento con gli altri uomini compagni di questo breve
faticoso attraversamento del deserto e la certezza
che gli uomini debbano essere considerati eguali come se tutti i lupi
potessero essere sterminati in una semplice notte dei lunghi coltelli e non
riescano come in effetti è a continuare a latrare spasimi di sopraffazione - io
sento che i tuoi giorni sono vicini a finire ripenso alla straordinaria
opportunità che è stata conoscere te e le tue mille storie di saggezza quale
tristezza per il nuovo rituale passaggio anche se per me vivere è comunque
attraversare di continuo un lete e
la dimenticanza relativa per poter ridefinire memorie e oblìo sulla scorta
della tabella di marcia per cui da Tarquinia dalla sua collina attraverso le
vetrate quattrocentesche del castello potrò osservare l’immensa distesa delle
acque cristalline per immaginare sempre nuovi orizzonti e l’indomani in
solitudine sull’appia antica tra ville dei potenti e puttane slave sentire
l’alito della storia anche in questo squallido presente di arrivisti spudorati
sacerdoti travestiti corruttori con funzione di giudici mafiosi che fanno i
politici di sinistra ragazzi che immaginano la rivoluzione come assalto al
supermercato ognuno dietro una gretta materialità dentro una asfittica visione
del mondo in cui il contiguo è l’unico dato ma nel villaggio globale tutto è
contiguo ogni smarrimento è possibile la linea maestra tra il bianco ed il nero
ormai quasi invisibile con fatica si distingue il male il bene
l’oppressore l’oppresso la vittima e il carnefice questa umanità dolorante
questo orizzonte cupo e opprimente non bastano i grattaceli a kuala lumpur per
garantire un futuro corre il gigante a Singapore sembra giunto l’anno
2100 new york è ormai solo un borgo malfamato? non esistono oramai che
periferie perché si è smarrito il centro delle cose miliardi di frammenti voci
notizie esseri umani in un immenso fluire verso il nulla di realtà comunque
condannate alla parzialità nel loro stesso subitaneo manifestarsi come stupirsi
se lo smarrimento prevale ma a s.
antonio di cadore è addirittura piacevole stare delle ore di fronte al focolare
di questo modesto albergo comunque buon rifugio nella tormenta per consumare il
tempo nel tepore a trangugiare buona grappa perché la neve è alta e quasi si
può pensare no, il resto del mondo è solo un orribile incubo meglio far notte
a raccontarsi storie perché dopo l’ultimo lampione sulla strada l’oscurità
è totale non si riesce più a intravedere nulla la nebbia è densa e anche
domani precluderà la vista della valle