C1 SILVIO
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.In data 22 Gennaio 1998 nella città di Brescia e nella sala del Consiglio Provinciale dove Zanardelli ,ex Presidente del Consiglio e Massone ne fu illustrissimo Presidente e dove lo stesso Giulio Mazzon ha seduto come Consigliere, è stato presentato il libro
C1 SILVIO di Giulio Mazzon
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di Silvano Danesi
Banda(come da denominazione dei tedeschi n.d.r.): "Fiamme Verdi". Gruppo: "C1". Comandante: "Silvio", ovvero Giulio Mazzon, il quale, in un libro delle Edizioni Arti grafiche Jasillo di Roma, narra i fatti salienti della lotta resistenziale in Valcamonica, così come li ha vissuti da giovane sottotenente dellaviazione coinvolto nella fine del fascismo e nelloccupazione tedesca. Un giovane sottotenente che scelse di avviarsi per i sentieri erti delle montagne camune a comandare un gruppo di volontari della libertà, dei quali condivise la vita, le speranze, le tensioni e le tragedie, in una temperie storica e politica che lasciava poco spazio alle sottigliezze e richiedeva capacità di decisione, stretto senso del dovere e grande apertura umana.
Il titolo, in stile telegrafico, è emblematico del testo, che non concede spazio a divagazioni, per narrare, in modo essenziale, i fatti.
Non è qui il caso di ripercorrere, si pure succintamente, la vicenda resistenziale, ma vale la pena di cogliere dal libro di Mazzon alcuni punti essenziali di riflessione.
In primo luogo la considerazione, significativa, che le formazioni partigiane, sia pure di ispirazione partitica, non furono espressioni dei partiti, ma aggregazioni di uomini che condividevano un unico ideale: scacciare dallItalia fascisti e nazisti. Non tutti i "garibaldini" erano comunisti, non tutti i "matteottini" erano socialisti e non tutti gli uomini delle "Fiamme Verdi" erano di orientamento cattolico. Così come non furono i primi agguerriti e gli altri attesisti. "Una certa polemica spicciola - scrive Mazzon - e non si sa fin dove sprovveduta o ingenua, vorrebbe far apparire le Fiamme Verdi bresciane (diverse dalle Fiamme Verdi di altre provincie) come badogliane ed attesiste ed al servizio dei cattolici. Circa lattesismo basta, a chiarimento della infondatezza, quanto detto in premessa. Circa il cattolicesimo, al servizio del quale sarebbero state strumentalizzate, cè da dire che il cattolicesimo era quello delle genti bresciane che combattevano tra i partigiani e che avevano diritto al rispetto della loro fede religiosa. .... Badogliani lo erano anche i Garibaldini a maggior ragione dopo la svolta di Salerno".
Un secondo elemento di interesse è la tolleranza, che viene cucita tra le pagine del libro come un filo conduttore, a cominciare dallamicizia con il professor Oberto Ameraldi, esponente del fascismo camuno, quindi nemico, eppure stimato come uomo di cultura.
Un terzo elemento, che ritroviamo in modo criptico eppure facilmente decrittabile, è lincontro con il mondo massonico, del quale Giulio Mazzon diventerà in seguito esponente nazionale di rilievo, fino a ricoprire la carica di Gran Maestro della Comunione dei Liberi Muratori. Un primo accenno lo riscontriamo nellaiuto concessogli dal professor Ziletti, insegnante di latino, che al giovane Mazzon mandava gli studenti per le ripetizioni, consentendogli di sbarcare il lunario. Edoardo Ziletti sarebbe diventato il Venerabile della Loggia Zanardelli 715 del Grande Oriente dItalia e, quindi, uno degli esponenti maggiori della Massoneria bresciana degli anni Settanta. (I Massoni erano, dunque, nella Resistenza. Le direttive della Repubblica Sociale erano quelle di dare la caccia ai Massoni ovunque come gli uomini più pericolosi.n.d.r.)
Un episodio significativo è quello ricordato da Mazzon a proposito del partigiano Luigi Masini, divenuto successivamente deputato socialista, il quale, quando morì nel 1959, ebbe da don Carlo Comensoli lattestato pubblico di "aver fatto della sua vita un rischio e una lotta per il trionfo di un grande bene: la libertà". "Eppure Masini - commenta Mazzon - sera fatto cremare e don Carlo era certo che fosse massone".
In questo episodio ritroviamo uno degli aspetti più vivi e uno degli obbiettivi più coerentemente e pervicacemente inseguiti da parte di Mazzon: il dialogo con il mondo cattolico e, soprattutto, con quello bresciano dalle intense coloriture gianseniste.
Un dialogo che ha avuto espressione significativa nellonorificenza massonica conferita a Monsignor Vittorio Formenti, componente della Segreteria di Stato del Vaticano e nel dono, consegnato da Giulio Mazzon a titolo personale allalto prelato, di un presepe, opera di un artista orefice, "nel ricordo di un gesto analogo compiuto dal generale Luigi Masini in occasione nel Natale 1944, nei confronti di un esimio sacerdote, don Carlo Comensoli".