LA BALAUSTRA DI FONDAZIONE


GIULIO MAZZON

VAL GRIGNA

 

Comunione dei Liberė Muratori

Zenít di Roma per il Solstėzío d'Inverno 1994 dell'E\ v\

 

 

 

 

Carissimi tutti

 

Sė prosegue la propria ascesa ponendosi spiritualmente all’ordine come se si fosse sempre ai primi passi della intrapresa via iniziatica.In ciō l’umiltā socratica, non formale, del "scio nescire" al di fuori della quale un egregoro diviene setta prevaricante o gruppoprofano adorno di insegne che non gli appartengono se di massoneria si tratta.

Il SoIe, nel solstizio ėnvernale, visto con occhi terrestrė, riprende la risalėta al Nord nell'emėsfero boreale. E la ripete come da millenni. Non č sempre eguale 1 'universo apparente che lo circonda. Cosė pure attorno a colui che si rėfā metodicamente, per proseguire, ai primi passi.

Con tale riflessione osserviamo, tutti insieme, l'itinerario percorso sino ad oggė nella convinzione di contribuire al trionfo della veritā ed alla purezza degli intenti. Sempre affermando, con costanza <A.G.D.G.A.D.U.> nostra promessa e nostro fine.

Non abbiamo maė mutato le nostre convinzioni da quando ci siamo costituiti sotto la guida della reggenza che ci siamo dati. Il G.M., al quale ci eravamo rivolti, ci aveva, con una Sua Tavola, aperto l'ingresso, non allegorėco, ai templí che lavoravano alla sua obbedienza. Una reggenza, la nostra, per dimostrare correttezza e rispetto quale si doveva al G.M.. Non contrapponevano , dunque, altro G.M.

Sono trascorsi lunghi anni. Le promesse di quel G.M. sono state dísattese, stravolte. Il Gran Segretario del G.O.I., nell'ėntermezzo che doveva condurre all'elezíone dell'attuale G.M., Vírgilío Gaito, diffėdō la nostra reggenza ad utilizzare la denominazione che era stata ufficialmente da noi assunta cosė: <fratelli separati nel G.O.I.>

Nella nuova condizione la <reggenza> perde ogni significato. Le nostre R.R.L.L sono state cosė escluse in modo categorico dai

templi che ci erano statė offertė e, nello stesso tempo, preclusi, dalla non volontā di abbracciare noi Fratelli da parte di

sotterranee correnti settarie.

Non ci resta, Fratelli carissimi, di continuare il lavoro, come sempre abbiamo fatto, neė nostrė templi e, poėché Massoni siamo, non possiamo condizėonarlo e regolamentarlo se non secondo leggi e tradizionė massoniche. Siamo quindi costretti ad ėndire una Gran Loggia per l'elezione del Gran Maestro. Essa sarā convocata entro l'equinozio di primavera del 1995 E.V. dal reggente ėndicato dalle decisioni della disciolta reggenza.

Non per polemica o contrapposizione ad altrė, ma. per necessitā e non per nostra vocazione. Le vanitā, lo abbiamo dimostrato, non ci competono

L'auspicio resta quello di sempre: vivere in una valida e generale famiglia massonica che imponga al mondo prof ano il rispetto che le č dovuto respingendo, categoricamente, il metodo dei detrattori che fa proprio il <Ab uno disce omnes> di Enea mentre č valėdo soltanto per ėl mondo della frode.

Inoltre: gli accadimenti internazionale, registrati dalle cronache della vita massonica internazionale, che hanno coinvolto anche quella nazionale, per quel che ci compete, non ci soddisfano e ci lasciano assai perplessi e delusi. Gli usi ed i costumi dei singoli territori massononici non possono esportarsi in altri che hanno diverse strutture statuali e culture e relígiositā e, quindi, diversi modi di manėfestarsi pur nel rispetto totale, e profondo, delle Costėtuzíonė Massoniche e dei rítualė che sono universali. Sarebbe gran colpa di intolleranza. La Massoneria č invece tolleranza da come sė puō dedurre dal <scio nescire> sopra menzionato.

 

Pertanto non mutano la nostra Costituzione, i nostri regolamenti, i nostri ritualė. Aumenterā la nostra dėsciplina ed ėl rigore nella scelta tra i profani. Cambierā soltanto la nostra insegna. Saremo il G.O. della <Comunione dei Liberi Muratori>.

Resta inteso che i nostri lavori non si svolgeranno pėų con l'affermazione, sino ad oggi adottata, <all'obbedienza del G.M. del G.O.I.>. Sarā sostituita con <all'obbedėenza del G.M. della Comunione dei Liberi Muratori>.

Vale qui ripetere che a tale modifėca sėamo costrettė cosė come sopra si č specificato. Contro la nostra volontā manifesta e ben nota ormaė da numerosi anni.

I nostri lavorė sono, e saranno sempre, testimonianza avversa ad uno scorretto modo d'intendere i rapporti di fratellanza che possono divenire anche malcostume e, talvolta, espressione di settarismo occulto per finalitā non massoníche.

Conosciamo ėl significato pieno delle nostre parole. Ne assumiamo la responsabėlitā, per quel che ci compete, per

affermare l'alto valore degli ėdeali massonėci oggė cosė vilipesi come ancora all'inízio dė questo secolo, da una stravolta cultura disinformata e prevenuta ed intollerante la quale non accetta ėl modo di essere diversi degli altri, nella migliore delle ipotesi.

 

Tirannide, violenza spírituale, sono i nostri nemici da sempre.

 

Questo noi sappėamo e senza presunzioni di sorta continueremo il nostro lavoro con la fede che ci ha contraddistinto consapevolė

Che "in silentio et spe fortitudo nostra".

Quando il Sole viene ottenebrato dalle nubi della malevolenza e della intolleranza non c'č da disperare se rimane raccolto in sč un solo tempio con le sue luci. Puō divenire faro per la vittorėa illuminata dalla lėbertā patrimonio, questa, di tuttė glė uomėni che la voglėano.

Il Sole qui ha ricominciato la risalita, per l'aumento dė luce, verso il suo culmine ricco di messi e di frutti.

Con il trėplice fraterno abbraccio a voi tuttė sottolėneando che in questo testo il linguaggio ha pure il suo ruolo.

Il reggente

Gėulio Mazzon

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